Accanto a lui era uscita una ragazza vestita di una tunica fluttuante che le arrivava ai piedi calzati da sandali. La tunica bianca era stretta da una cintura, e i capelli neri, legati dietro a coda di cavallo, le ricadevano lungo la schiena. Era molto graziosa, e aveva la pelle candida come la tunica che indossava.

I due si fermarono davanti a Bentley.

— Presumo che voi siate il proprietario — disse l’uomo.

Parlava in modo strano, mangiando le parole, ma era comprensibile.

— Volete dire, suppongo, se sono il padrone di questo posto — disse Bentley.

— Probabilmente è così — rispose l’altro. — Forse non parlo come si usa oggi, ma voi mi sentite.

— Certo che vi sento — affermò Bentley. — Ma cosa vuol dire “come si usa oggi”? Che si cambia modo di parlare tutti i giorni?

— Non intendo questo — spiegò l’uomo. — Dovete perdonare la nostra intrusione. Deve sembrare sconveniente. Ci comporteremo in modo da non danneggiare la vostra proprietà.

— Be’, amico, vi dirò che questo posto non è mio — disse Bentley. — Ci bado intanto che il padrone è via. Volete chiedere a quella gente di non calpestare le aiuole? La moglie di Joe ci resterebbe malissimo trovando tutti i fiori schiacciati, al suo ritorno. Ci tiene molto. Intanto che parlavano, la gente continuava a uscire dalla porta e adesso avevano invaso tutto il giardino e cominciavano a sconfinare in quelli vicini, e qualcuno usciva di casa a vedere cosa stava succedendo.

— Non temete per i fiori — disse la ragazza con un caldo sorriso. — È tutta brava gente beneducata.

— Fanno molto conto sulla vostra tolleranza — disse l’uomo. — Sono profughi.



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