
— Sapete una cosa? — disse Bentley. — Ci sto. Vi credo sulla parola. Prenderò qualche foto, ma se scopro che si trattava di pubblicità…
— Presumo che diciate di voler scattare alcune fotografie.
— Esatto. Faccio il fotografo di professione.
— Non siamo venuti qui per farci fotografare. Se però volete, siete libero di farlo. A noi non importa.
— Dunque non vi importa se vi fotografo o no — disse Bentley scaldandosi. — Capita spesso a molti. Si mettono in qualche pasticcio e poi strillano se li fotografano.
— Ma noi non abbiamo obiezioni, vi ho detto. Fate tutte le fotografie che volete.
— Non vi secca? — domandò Bentley, confuso.
— Ma no!
Bentley si voltò per entrare in casa. Sul tavolo di cucina c’erano tre macchine fotografiche, che aveva lasciato dopo aver finito di lavorare, per andarsi ad arrostire la bistecca. Ne afferrò una e stava per uscire di nuovo, quando gli venne fatto di pensare a Molly. Forse era meglio metterla al corrente, pensò. Quel tizio aveva detto che tutta quella gente veniva dal futuro, e se era vero, a Molly avrebbe fatto piacere trovarsi sulla scena fin dal principio. Non che lui credesse una parola, logico, ma la cosa, qualunque fosse, si presentava interessante.
Sollevò la cornetta del telefono in cucina e formò il numero. Stava perdendo tempo, mentre avrebbe dovuto scattare le foto. Forse Molly non era in casa. Era domenica, faceva bel tempo e non c’era motivo perché lei fosse rimasta a casa.
Molly rispose.
— Molly, qui Bentley. Sai dove sto?
— Sì, sull’altra sponda, in Virginia. Ti godi a sbafo la casa di Joe intanto che lui è via.
— Mica vero. Faccio da guardiano e curo i fiori di Edna…
