
— Puoi dire a qualcuno di svegliarlo? Mi raccomando, che accenda la radio.
— Ma, Steve, cosa succede?
Lui troncò la comunicazione e fece un altro numero. Dopo un po’, Judy rispose.
— Cosa c’è, Steve? Stavo finendo di preparare la cesta per il picnic. Non dirmi che…
— Niente picnic, oggi, tesoro. Torniamo al lavoro.
— Di domenica?
— E perché no? Ci sono dei problemi. Io parto subito. Aspettami fuori che passo a prenderti.
— Accidenti, tutti i miei bei progetti se ne vanno a catafascio — disse lei. — Avevo in mente di farti fuori all’aperto, sull’erba, sotto gli alberi.
— Mi torturerò tutto il giorno pensando a quello che ho perso — disse Steve.
— E va bene. Ti aspetto dabbasso.
Wilson tornò ad accendere la radio. — …fuggono dal futuro. Da qualcosa che è successo nel loro tempo. Tornano indietro da noi, nel nostro tempo. Naturalmente, i viaggi nel tempo sono impossibili, pure tutta quella gente esiste, e da qualche parte deve pur essere venuta…
3
Samuel J. Henderson guardava dalla finestra il roseto immerso nel vivido sole estivo. Perché diavolo, si chiese, tutto deve sempre capitare di domenica, quando ognuno se ne va per i fatti suoi e ci vuole una faticaccia infame per rintracciare tutti? Era successo in un’altra domenica che la Cina era esplosa, e in un’altra ancora che il Cile era andato a carte quarantotto, e adesso era domenica e succedeva quel che stava succedendo.
L’interfono ronzò, e lui andò alla scrivania a premere il pulsante. — È in linea il Segretario alla Difesa — disse la segretaria.
— Grazie, Kim.
Prese il telefono. — Jim, qui Sam. Hai sentito?
— Sì, signor Presidente. Un momento fa. Alla radio.
— Anch’io, ma sembra che non ci siano dubbi. Dobbiamo fare qualcosa e presto. Mettere la situazione sotto controllo.
