«Devo parlare ai miei compagni, prima di partire,» disse.

«Se piace a Dwayanu…» Questa volta afferrai la parola. «… dire addio ai suoi cani, lo faccia.» C’era un lampo di disprezzo nei suoi occhi mentre guardava il vecchio Fairchild e gli altri.

Decisamente non mi piaceva quello che aveva detto, né il modo.

«Aspettami qui,» feci brusco, e mi avvicinai a Fairchild. Lo condussi nella sua tenda, e Barr e gli altri membri della spedizione ci seguirono. Dissi loro quel che stava succedendo. Barr mi prese la mano ed esaminò l’anello. Poi fischiò, sommessamente.

«Non sa cos’è questo?» mi chiese. «È il Kraken… il sapiente, maligno, mitico mostro marino degli antichi norvegesi. Vede, non ha otto tentacoli, bensì dodici. Non veniva mai raffigurato con meno di dieci. Simboleggiava il principio ostile alla Vita… Non proprio la Morte, ma l’annientamento. Il Kraken… e qui in Mongolia!»

«Senta, capo,» dissi a Fairchild. «Lei mi può aiutare solo in un modo… se ho bisogno di aiuto: torni al più presto possibile al vecchio campo. Parli con i mongoli e faccia passare parola a quel capotribù che continuava a portare i lottatori… loro capiranno a chi mi riferisco. Lo convinca o lo corrompa perché porti al campo tutti i combattenti abili che riesce a trovare. Io tornerò, ma è probabile che torni di corsa. A parte questo, tutti voi siete in pericolo. Magari non per il momento, ma può darsi che le cose si mettano in modo tale da convincere questa gente che è meglio togliervi di mezzo. So quel che mi dico, capo. La prego di farlo per il mio bene, se non per il suo.»

«Ma questi sorvegliano il campo…» cominciò ad obiettare Fairchild.

«La smetteranno… non appena sarò andato con loro. Almeno per un po’ la smetteranno. Mi verranno tutti dietro.» Parlavo con assoluta sicurezza, e Barr annuì per dimostrare che era d’accordo con me.

«Il Re torna al suo Regno!» disse.



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