E così si trattava veramente di Allgood, pensò Svengaard.

«Certo che lo so,» brontolò Potter. «Max non ha capito nulla. Loro dicono che la manipolazione genetica forza la mano alla natura — che non può essere ridotta ad un sistema meccanico, e che di conseguenza non si può renderla stazionaria. Non si può impedire il mutamento, capisce? Si tratta di un sistema esteso, l’energia cerca un livello a cui…»

«Sistema esteso?» ripeté Svengaard.

Potter sollevò lo sguardo sul viso di Svengaard, su cui era visibile un’espressione di sconcerto. La domanda concentrò di colpo l’attenzione di Potter sulle differenze che correvano tra gli schemi mentali di coloro che lavoravano a stretto contatto con la Centrale, e quanti invece riuscivano soltanto a sfiorare il mondo degli Optimati, attraverso resoconti di seconda mano e illazioni.

Siamo così diversi, pensò Potter. Proprio come gli Optimati sono diversi da noi e Sven è diverso dagli Steri o dai Fertili. Siamo isolati uno dall’altro… e nessuno di noi ha un passato. Solo gli Optimati lo posseggono. Ma si tratta di un passato individuale… egoisticamente personale… e antico.

«Sì, un sistema esteso,» spiegò Potter. «Sia a livello microcosmico che macrocosmico, loro sostengono che tutto è basato su sistemi ordinati. Il concetto di materia è decisamente fallace. Tutto viene generato da collisioni di campi energetici: alcuni di grandi proporzioni che agiscono rapidamente e in maniera spettacolare… altri, più piccoli, che operano lentamente, gentilmente. Ma anche questo è relativo. L’energia possiede infiniti aspetti. Tutto dipende dal punto di vista dell’osservatore. Ogni volta che esso muta, cambiano anche le regole con cui avvengono le collisioni. Esiste un numero infinito di regole, e ogni insieme di esse dipende da due fattori di eguale importanza: il punto di vista e l’ambito in cui operano le stesse regole. In un sistema esteso, questo intervento esterno assume l’aspetto di un nodo su di un’onda regolare. Ecco cosa dicono loro.»



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