
L’impeto di rabbia di Leo venne dissipato dall’interesse. Era sempre stato il lavoro in quanto tale e non lo stipendio e le gratifiche a mantenere vivo il suo entusiasmo. Cercare di ottenere i privilegi del dirigente significava solo essere relegato a terra. Seguì Van Atta fuori dall’ufficio, ritornando nel corridoio dove Tony attendeva paziente con il suo bagaglio.
— Immagino che sia stato lo sviluppo dei replicatori uterini a renderlo possibile — disse Van Atta mentre Leo riponeva le sue cose nell’alloggio. La stanza era ben più di un semplice cubicolo per dormire e comprendeva anche un bagno privato, una consolle per le comunicazioni e un’imbracatura dall’aspetto molto confortevole: niente mal di schiena mattutini, qui, pensò Leo soddisfatto. I mal di testa erano un altro problema.
— Ho sentito qualche accenno a queste cose — rispose. — Un’altra invenzione della Colonia Beta, vero?
Van Atta annuì. — I mondi esterni si stanno facendo troppo intraprendenti. La Terra rischia di perdere la supremazia, se non si mette al passo.
Fin troppo vero, pensò Leo.
