Se non fosse stato per le isteriche obiezioni di carattere legale sulla manipolazione dei geni umani, tutto questo progetto avrebbe potuto venir attuato molto più comodamente in orbita intorno alla Terra. Dicevamo dei due progetti: uno riguarda il montaggio di navi con propulsione a balzo in orbita intorno a Orient IV e l’altro la costruzione di una stazione spaziale di trasferimento in prossimità di un punto di connessione oltre Tau Ceti in un luogo dimenticato da Dio chiamato Stazione Kline: lavoro deprimente, sistema privo di pianeti abitabili, con il sole ridotto ad un tizzone, ma nello spazio locale vi sono non meno di sei punti di accesso ad altrettanti corridoi spaziotemporali. Potenzialmente molto redditizio. Gran lavoro di saldatura nelle più difficili condizioni di assenza di peso…

L’impeto di rabbia di Leo venne dissipato dall’interesse. Era sempre stato il lavoro in quanto tale e non lo stipendio e le gratifiche a mantenere vivo il suo entusiasmo. Cercare di ottenere i privilegi del dirigente significava solo essere relegato a terra. Seguì Van Atta fuori dall’ufficio, ritornando nel corridoio dove Tony attendeva paziente con il suo bagaglio.


— Immagino che sia stato lo sviluppo dei replicatori uterini a renderlo possibile — disse Van Atta mentre Leo riponeva le sue cose nell’alloggio. La stanza era ben più di un semplice cubicolo per dormire e comprendeva anche un bagno privato, una consolle per le comunicazioni e un’imbracatura dall’aspetto molto confortevole: niente mal di schiena mattutini, qui, pensò Leo soddisfatto. I mal di testa erano un altro problema.

— Ho sentito qualche accenno a queste cose — rispose. — Un’altra invenzione della Colonia Beta, vero?

Van Atta annuì. — I mondi esterni si stanno facendo troppo intraprendenti. La Terra rischia di perdere la supremazia, se non si mette al passo.

Fin troppo vero, pensò Leo.



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