
Dalla consolle sbucarono un paio di dischi che Van Atta ritirò. — Lei mi ha dato la spinta giusta. Ho sempre pensato che dovesse essere una grossa soddisfazione vedere uno dei propri vecchi studenti, per addestrare il quale si è speso tanto tempo, arrivare così in alto.
Van Atta aveva solo cinque anni meno di lui. Leo si sentì profondamente irritato: non era un maestro novantenne in pensione, maledizione. Era un ingegnere, che lavorava e non aveva paura di sporcarsi le mani, se necessario. Le sue capacità tecniche, governate da una coscienziosità inflessibile, erano davvero invidiabili e il suo curriculum di sicurezza lo attestava… Con un sospiro, represse la rabbia. Non era forse sempre così? Aveva visto dozzine di subordinati salire di grado, e spesso erano uomini che lui stesso aveva addestrato. Già, e si poteva star certi che uno come Van Atta lo avrebbe fatto sembrare una debolezza e non un punto di orgoglio.
Van Atta gli lanciò i dischetti attraverso la stanza. — Questi sono il suo ruolino e il programma del corso di studi. Venga, le mostrerò alcune delle apparecchiature con cui lavorerà. La GalacTech ha in ballo due progetti per i quali pensa di impiegare questi quad del Progetto Cay.
— Quad?
— Il soprannome ufficiale.
— Non è invece un… peggiorativo?
Van Atta lo fissò, sbuffando. — No. L’unico nome che non si usa mai apertamente nel definirli è «mutanti», dopo il clima di paranoia che si che si è creato a causa dell’ultimo fiasco del progetto militare di clonazione di Nuovo Brasilian.
