— E non le hanno detto altro? — chiese sbalordito Van Atta, e quando Leo scosse le spalle in segno di diniego, gettò la testa all’indietro, scoppiando in una risata. — Ragioni di sicurezza, immagino — spiegò, quando riuscì a smettere di ridacchiare. — L’aspetta una bella sorpresa. Bene, bene, non sarò certo io a rovinargliela. — Il sorrisetto malizioso di Van Atta era sgradevole quanto una confidenziale gomitata nelle costole.

Troppo confidenziale… oh, all’inferno, pensò Leo, questo tizio mi ha già conosciuto da qualche parte e crede che anch’io lo riconosca… Una vaga sensazione di panico congelò il sorriso educato di Leo. Nei suoi diciotto anni di carriera aveva incontrato migliaia di funzionari della GalacTech; forse Van Atta avrebbe presto rivelato qualcosa che avrebbe ridotto la rosa di possibilità.

— Le mie istruzioni parlano di un certo Dottor Cay come responsabile del Progetto Cay — azzardò Leo. — Quando lo incontrerò?

— Informazione non aggiornata — disse Van Atta. — Il Dottor Cay è morto lo scorso anno, ben oltre la data in cui, a parer mio, avrebbe dovuto essere spedito in pensione, ma era uno dei vice-presidenti e tra i maggiori azionisti, e inoltre aveva molti appoggi… ma questa è acqua passata. Il suo posto l’ho preso io. — Van Atta scosse il capo. — Ma non vedo l’ora di godermi l’espressione della sua faccia quando vedrà… venga, c’è una navetta privata che ci sta aspettando.


A parte il pilota, la navetta a sei posti adibita al trasporto del personale, era tutta per loro. Il sedile si modellò attorno al corpo di Leo durante le brevi fasi di accelerazione. Periodi davvero brevi: era chiaro che non stavano frenando per rientrare nell’atmosfera del pianeta. Rodeo ruotava sotto di loro, allontanandosi sempre di più.



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