
— Abbiamo risolto anche questo problema — rispose Van Atta. — Se la soluzione sia efficace rispetto ai costi… be’, questo è ciò che lei ed io siamo qui per verificare.
Dolcemente, la navetta si spostò di lato, allineandosi con un portello posto nel fianco della struttura e vi si ancorò con uno scatto rassicurante e definitivo. Il pilota spense i pannelli di controllo e si alzò dal sedile, fluttuando oltre Leo e Van Atta per controllare il portello stagno. — Pronti a sbarcare, signor Van Atta.
— Grazie, Grant.
Leo slacciò le cinture del sedile e si rilassò nella sensazione di piacevole familiarità data dall’assenza di peso. Lo sgradevole senso di nausea da gravità zero, che minava l’efficienza di tanti impiegati, non lo sfiorava neppure. A terra, il suo era un corpo assolutamente comune: ma lì, dove la capacità di controllo, la pratica e l’esperienza contavano più della forza, Leo era finalmente un atleta. Sorridendo tra sé, seguì Van Atta da un appiglio all’altro, attraversando il portello di attracco.
Un tecnico dal viso roseo sedeva davanti al pannello di controllo nel corridoio fuori del portello. Indossava una maglia rossa con l’insegna della GalacTech e aveva folti riccioli biondi che ricordarono a Leo il manto di un agnellino, ma forse quello era l’effetto della sua giovane età.
— Salve, Tony — lo salutò Van Atta con allegra familiarità.
— Buongiorno, signor Van Atta — rispose il giovane in tono rispettoso, sorridendo a Leo e piegando il capo in una parodistica richiesta di presentazione. — Questo è il nuovo insegnante di cui ci ha parlato?
— Appunto. Leo Graf, questo è Tony: sarà tra i suoi primi allievi. Fa parte dei residenti permanenti dell’Habitat — aggiunse Van Atta con particolare enfasi. — Tony è saldatore e giuntatore di secondo grado, e sta lavorando per passare al primo, vero Tony? Stringi la mano al signor Graf.
