In effetti, l’Habitat era stato costruito con poca spesa, con largo uso di combinazioni di materiali prefabbricati. Non era il più estetico ed elegante dei progetti: la disposizione casuale e in confusi agglomerati indicava uno schema di crescita utilitaristico, con le unità disposte qua e là per far fronte di volta in volta alle nuove esigenze. Ma proprio la povertà architettonica presentava dei vantaggi intrinseci di sicurezza, notò con approvazione Leo, come l’intercambiabilità del sistema di sigilli a tenuta d’aria, per esempio.

Passarono lungo le zone dormitorio, le aree di preparazione e distribuzione del cibo, il laboratorio per le piccole riparazioni (qui Leo si fermò ad osservare con attenzione e così dovette poi affrettarsi per raggiungere la sua guida). A differenza di molti spazi abitativi a gravità zero in cui si era trovato a lavorare, qui non si faceva nessuno sforzo per mantenere un’arbitraria illusione del «su» o «giù» per facilitare l’adattamento psicologico degli abitanti. La maggior parte delle camere erano di forma cilindrica, con gli spazi di lavoro e le aree magazzino allineate lungo le pareti, mentre il centro era lasciato libero da ostacoli per il passaggio dei… be’, non si potevano certo chiamare pedoni.

Lungo il tragitto, incontrarono una trentina di quelle persone con quattro mani, il nuovo modello di operai, insomma… gente simile a Tony, comunque venissero chiamati. A proposito, avevano una designazione ufficiale, si chiese Leo? Li guardò di nascosto, distogliendo lo sguardo ogni volta che qualcuno guardava verso di lui, il che avvenne spesso: quelli lo fissavano apertamente, sussurrando tra loro.

Capì perché Van Atta li aveva soprannominati scimmiotti: avevano i fianchi stretti, privi dei muscoli locomotori situati nei glutei, comuni invece alla gente che aveva le gambe. Le braccia inferiori, come una coppia di potenti pinze, erano generalmente più muscolose di quelle superiori, sia nei maschi che nelle femmine, e davano così la falsa impressione di essere più corte di quelle superiori; se le si guardava socchiudendo gli occhi fino a sfumare l’immagine, si potevano scambiare per gambe flesse.



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