
una colomba appena apparsa e, puff, improvvisamente lei non c'è
più. Non c'è più e basta. E tu esci soddisfatto da quello
spettacolo.
Magari hai visto delle ballerine un po' più grasse del dovuto, sei
stato
seduto su una di quelle sedie antiche, un po' rigide, in una sala
ricavata
alla meno peggio da qualche scantinato. Sì, c'era anche odore
di muffa e di umido. Ma una cosa è certa. Che fine ha fatto quella
colomba tu non te lo chiederai mai più. Invece no. Noi non
possiamo
sparire così facilmente. E passato del tempo. Due anni. E ora
sorseggio una birra. E ricordandomi quanto avrei voluto essere
quella
colomba, sorrido e un po' me ne vergogno.
"Ne vuole un'altra?"
Uno steward mi sorride fermo vicino al suo carrello delle bibite.
"No, grazie."
Guardo fuori dal finestrino. Nuvole tinte di rosa si lasciano
attraversare.
Morbide, leggere, infinite. Un tramonto lontano. Il sole
che fa un ultimo occhiolino. Non riesco a crederci. Sto tornando.
A 27. Questo è il mio posto sull'aereo. Fila a destra subito dopo
le ali, corridoio centrale. E sto tornando. Una bella hostess mi
sorride di nuovo mentre mi passa vicina. Troppo vicina. Sembra
mandata dai Nirvana: "If she comes down now, oh, she looks so
good...". Ha un profumo leggero, una divisa perfetta, una camicia
appena trasparente tanto da farti apprezzare quel reggiseno di
pizzo.
Va su e giù per l'aereo, senza problemi, senza preoccupazioni,
sorridendo. "If she comes down now..."
"Eva è un bellissimo nome."
Grazie.
"Lei è un po' come la prima Eva, lei mi tenta..."
Rimane per un attimo in silenzio a fissarmi. La tranquillizzo.
