
"Ma è una tentazione lecita. Posso avere un'altra birra?"
"Ma è la terza..."
"E certo, se continua a passare così... Io bevo per dimenticarla."
Sorride. Sembra sinceramente divertita.
"Ma conta sempre quello che bevono tutti, o sono io che le sono
rimasto particolarmente impresso?"
"Decida lei. Sappia che è l'unico che ha chiesto una birra."
Se ne va. Ma prima di andarsene sorride di nuovo. Poi rimbalza
allegramente mentre si allontana. Mi sporgo un po'. Gambe
perfette,
calze pesanti, contenitive, velate scure, scarpe serie di serie
come le altre. I capelli tirati su, una coda doppia con qualche
intreccio
di troppo, di un biondo leggermente mesciato. Si ferma. La
vedo parlare con un signore della mia stessa fila ma un poco più
avanti. Ascolta le sue richieste. Annuisce semplicemente, senza
parlare.
Poi dice qualcosa ridendo e lo tranquillizza. Si gira un'ultima
volta verso di me prima di andare via. Mi guarda. Occhi verdi. Una
linea leggera. Una sfumatura alta color ebano e un po' di
curiosità.
Allargo le braccia. Questa volta sono io a sorriderle. Il signore
dice
ancora qualcosa. Lei risponde in maniera professionale e poi si
allontana.
"Molto carina quella hostess."
La signora vicino a me entra disordinata tra i miei pensieri.
Attenta
e sorridente, occhio furbetto dietro occhiali spessi.
Cinquant'anni
portati bene, non come i suoi due orecchini, troppo
grandi, proprio come quell'azzurro pesante sulle palpebre.
"Sì, gnocca."
Cosa?
"È una gnocca. Noi a Roma diciamo così di una hostess come
quella." Veramente diciamo molto di più ma non mi sembra il caso.
