Aiuto la signora che ci si è letteralmente seduta sopra.

"Eccola qua, signora, sta qui sotto."

"Grazie, anche se non riesco a capire a cosa possa servire. Mica

ce la fa a tenerci fermi."

"Ah, quello no, di sicuro."

"Sì, insomma... Dico, se sbattiamo, non è mica come stare in

macchina. "

"No, come stare in macchina proprio no... È nervosa?"

"Da morire." Mi guarda e quasi si pente di aver usato

quell'espressione.


"Tanto, signora, se è destino è destino."

"Che vuol dire?"

"Quello che ho detto."

"Sì, ma cosa ha detto?"

"Ha capito benissimo."

"Sì, ma speravo di non capire. Ho il terrore degli aerei."

"Non si era capito." La vedo così preoccupata, mi sorride muovendo

le labbra, salivazione azzerata. Sorseggio la mia birra, e decido

di divertirmi.

"Pensi che la maggior parte dei disastri aerei avviene alla

partenza

oppure..."

"Oppure?..."

"All'atterraggio. Cioè fra poco."

"Ma che sta dicendo?"

"La verità, signora, bisogna sempre dire la verità."

Bevo un lungo sorso di birra, mentre con la coda dell'occhio

mi accorgo che mi guarda fissa.

"La prego, mi dica qualcosa."

"E signora, cosa vuole che le dica?"

"Mi distragga, non mi faccia pensare a quello che potrebbe..."

Mi stringe più forte la mano.

"Mi fa male."

"Ah, mi scusi." Allenta un po', ma non molla. Comincio a

raccontarle

qualcosa. Pezzetti della mia vita un po' confusi, così come

vengono.

"Allora, vuole sapere perché sono partito?" La signora annuisce.

Non riesce a parlare. "Guardi che è una storia lunga..." Fa cenno

di sì con più vigore, vuole solo ascoltare, qualunque cosa pur di



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