Assaggio la birra.

"È buonissima, grazie, perfetta, fredda al punto giusto. Portata

da lei poi, sembra proprio quella birra della pubblicità."

"Ma mi tolga una curiosità, qual è la prima cosa che

dimenticherà?"

"Forse com'era vestita..."

"Non le piace la nostra divisa?"

"Molto. È che la immaginerò in maniera diversa..."

Mi guarda un po' perplessa, ma non le lascio il tempo di

rispondere.


"Si ferma molto a Roma?"

"Qualche giorno... Settembre a Roma è il massimo. Voglio andare

in giro e fare un po' di shopping. Magari troverò qualcosa per

non essere dimenticata."

"Oh, ne sono sicuro. Troverà dei vestiti perfetti per lei. Perché

lei è... come posso dire... come si dice?"

Mi giro verso la signora seduta accanto a me.

"Mi aiuti lei."

La signora sembra un po' timorosa, poi si butta: "Lei è... una

gnocca!".

La hostess la guarda perplessa per un attimo, poi guarda me.

Alza il sopracciglio e all'improvviso scoppia a ridere. Meno male.

È andata. Rido anch'io.

"Oh, brava signora, è proprio quello che avrei detto anch'io!"

La hostess di nome Eva si allontana scuotendo la testa.

"Allacciate le cinture per favore."

La sua coda alta si muove perfetta come tutto il resto. Perfetta

come le ali di una farfalla. Una farfalla da prendere. C'era un

pezzo

che mi faceva impazzire negli States, un pezzo inglese di qualche

anno

fa... "I'm gonna keep catching that butterfly..." I Verve. Cerco

di

ricordarla tutta. Non ci riesco. Una voce arriva a distrarmi. La

signora

sta armeggiando con qualcosa. E non lo fa in silenzio.

"Uffa, non riesco mai a trovare la cintura in questi aerei."



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