Il burattinaio non rispose.

— Ora mi ricordo. Tu sei un vigliacco. Tutto il vostro sistema etico è basato sulla codardia.

— Il tuo giudizio ci sarà utile, anche se lo ritengo inesatto.

— Be’, potrebbe andare peggio! — riconobbe Louis. Ogni specie sensibile aveva le sue peculiarità. Senza dubbio sarebbe stato più facile trattare col burattinaio che con quella razza di paranoici dei Trinocs, o con gli kzinti dall’istinto omicida facile, o anche con i sessili Grogs con i loro… sgradevoli surrogati di mani.

La presenza del burattinaio spalancava in Louis una soffitta di polverose memorie. Le cognizioni sui burattinai e il loro impero commerciale, i contatti che avevano avuto con l’umanità e la loro improvvisa sconcertante sparizione si confondevano con il gusto del tabacco della prima sigaretta, la sensazione provocata dai tasti della macchina per scrivere sotto dita impacciate dall’inesperienza, le liste del vocabolario universale da imparare a memoria, il suono ed il gusto dell’inglese, le incertezze e l’imbarazzo dell’estrema gioventù. Aveva fatto degli studi sui burattinai durante un corso di storia all’università, dimenticandosi poi di loro per centottanta anni.

— Rimarrò qui — disse al burattinaio, — se può farti comodo.

— No. Dobbiamo fare conoscenza.

Il burattinaio si mosse e i suoi muscoli si contrassero, guizzando sotto la pelle morbida. La porta della cabina transfert si aprì con uno scatto, e Louis Wu entrò nella stanza.

Il burattinaio indietreggiò di alcuni passi.

Louis si abbandonò sopra una sedia, più per mettere a suo agio il burattinaio che per se stesso. Un uomo seduto ha sempre un’aria inoffensiva. La sedia era una massaggiatrice automatica concepita esclusivamente ad uso degli umani. Louis percepì un odore pungente, piuttosto gradevole, che gli richiamava alla mente gli scaffali delle spezie e i gabinetti chimici.



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