— Voglio Bonnie Sterne — disse. — Non è in casa in questo momento, chiamatela sul cercapersone.

Dopo pochi secondi, la faccia di Bonnie comparve sullo schermo. Alle spalle di lei, Lou vedeva la gente che andava e veniva in una sala affollata. È al Centro Controllo, probabilmente, pensò Lou. Gli sembrava quasi di sentire il rombo smorzato dei razzi di decollo dei grandi alianti.

— Lou! Che cosa aspetti a venire? Ho chiesto ai giudici di posporre l’ora del tuo decollo, però…

Lou alzò le mani. — Sarà meglio che tu dica ai giudici di cancellarmi dall’elenco. Non ce la faccio, per oggi. E probabilmente neanche per domani.

— Oh, no. — Bonnie sembrava sinceramente contrariata. Era una ragazza bionda, con occhi grigio chiari; la struttura della faccia, però, faceva pensare subito ai lineamenti degli indiani. Forse erano gli zigomi alti e il taglio degli occhi. Chissà che non avesse nelle vene un po’ di sangue Apache. Lou aveva sempre avuto voglia di chiederglielo, ma poi non l’aveva mai fatto.

— Ma non riesci a liberarti in qualche modo? — chiese Bonnie. — Non potrebbero occuparsene altri programmatori?

Lou scosse la testa. — Lo sai che non è possibile. Spiace a me quanto a te. È tutto l’anno che penso a questa gara. Ma Kaufman ha bisogno dei dati per lunedì. L’intero Istituto dipende da questo lavoro.

— Lo so — disse Bonnie, mordendosi il labbro inferiore. Lou sapeva che lei stava cercando un modo per…

— Senti! — esclamò la ragazza, illuminandosi tutta. — Vuoi che venga a darti una mano? Forse riusciremmo a impostare la programmazione in tempo, e così decolliamo domani.

— Ti ringrazio, ma puoi fare ben poco. Mi toccherà lavorare tutta la notte, come minimo. E domani non potrò essere molto in forma per volare.

Bonnie tornò a rabbuiarsi. — Ma non è giusto che tu lavori per tutto il week-end… e questa è la gara più importante dell’anno.



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