— Lo so. Però la genetica viene prima delle gare — disse Lou. — Goditi il week-end. Ci vediamo lunedì.

— Va bene. Non è proprio giusto, però.

— Lo so. Arrivederci.

— Ci… Ah, un momento! C’era un tipo qui, che ti cercava. Uno sceriffo federale, ha detto.

Lou la guardò. — Un che cosa?

— Uno sceriffo federale. Aveva bisogno di parlarti.

— Per che cosa?

Bonnie scosse la testa. — Credevo che gli sceriffi esistessero solo nei racconti western.

Con un sorriso, Lou disse: — Qui siamo nel West, non dimenticartene.

— Ma ha detto che veniva da New York.

Lou si strinse nelle spalle. — Comunque, se mi cerca, sono qui tutto il giorno.

— Se torna, glielo dico.

— D’accordo. — Con una curiosità improvvisa, Lou chiese: — Ma ha detto cosa voleva? Perché cerca proprio me?

— Non lo so — rispose Bonnie.

Quando Bonnie sparì dal visore, Lou s’immerse nel lavoro, risolvendo, con l’aiuto di Ramo, intricati problemi di matematica e, successivamente, programmandone i risultati nella memoria del calcolatore. Quando tornò a guardare l’orologio, era mezzogiorno passato. Scese al bar e prese al distributore automatico un panino e una tazza di caffè bollente. Il bar praticamente era deserto: ai tavolini c’erano i pochi addetti alle squadre di polizia del week-end.

Gli scienziati sono fuori, a godersi il ponte brontolò Lou, tra sé. Comunque finché non avrò finito di programmare Ramo non potrebbero fare gran che.

Portò in ufficio il caffè e il panino ancora chiuso nella sua confezione di plastica. Entrando, vide Greg Belsen fermo davanti al quadro comandi del calcolatore, intento a osservare lo schermo su cui sfilava, a velocità accecante, una serie di disegni e di grafici colorati.

— Che cosa fai qui dentro, oggi? — chiese Lou.

Greg si voltò, con un sorriso. — Ho pensato che ti saresti sentito solo. Come va?



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