Subito dopo sul terminale apparve il segnale video che indicava un mutamento di regole: Mercante Jal e altri grossi giocatori dovevano essersi coalizzati in quella manovra, e la nuova norma che lampeggiò sullo schermo della ragazza era tutta rivolta ai danni del giocatore n° 7: se non si fosse immediatamente spogliato per far controllare i suoi vestiti, gli inservienti lo avrebbero espulso dal gioco.

Rheba si guardò distrattamente attorno per individuare la vittima di quella imprevista novità, finché con un sussulto si rese conto che il giocatore n° 7 era lei. Per un attimo il suo volto espresse stupore e irritazione, ma sotto gli sguardi che le si puntavano addosso decise di esibire un freddo autocontrollo. Si alzò in piedi e con calma assoluta prese a spogliarsi. Capiva che era stato il pragmatismo dei Professionisti a motivare quella richiesta, e non già il loro voyerismo mascolino: di certo molti dovevano aver sospettato che ella nascondesse sotto il vestito qualche singolare apparecchio elettronico, col quale aveva barato astutamente, e ora intendevano smascherarla.

Del tutto nuda e rivelando una totale indifferenza, lasciò al suolo gli indumenti e tornò a concentrarsi sul gioco, mentre due impiegati del casinò erano saliti a controllare la sua roba con meticolosità professionale. La loro ricerca portò alla luce solo alcune minuscole armi da difesa e il pacchettino di gemme, queste ultime abbastanza preziose ma peraltro comuni. Non fu trovato nulla che potesse esser messo in relazione con gli influssi subiti dal perfezionato computer del casinò.

«Esaminate il suo orecchino», suggerì Jal dal suo trono.

Impassibile Rheba consultò il terminale sulla regola di cui era vittima, quindi sollevò ironicamente un sopracciglio:

«Gli orecchini non vengono considerati indumenti da togliersi», gli comunicò con un sorrisetto.



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