Accigliata vide la cifra del suo conto AVO decrescere a scatti continui, finché disperata decise di agire con violenza. In un sol colpo riuscì a far diventare argentee una buona metà delle galassie che comparivano sullo schermo, senza che nessuno ne capisse il motivo e annientando sia il gruppo che l’assaliva sia molti innocenti giocatori di tutti i livelli. Quell’effetto, stupefacente e inaspettato, aveva tuttavia dei precedenti, visto che il computer del Caos sovente era stato programmato con regole basate sull’improbabile. Cionondimeno fra i giocatori dei livelli più alti vi furono dei mormorii, a cui fece eco un coro di commenti di quelli all’opera più in basso. I Professionisti e i Dilettanti lasciarono pian piano perdere i giochi a cui si dedicavano, per osservare con interesse quel che stava accadendo al Caos, e la folla degli spettatori si radunò alla ringhiera esterna come un’ameba che ritirasse a sé gli pseudopodi.

Rheba avvertì il mutamento d’atmosfera nel vasto salone, e decise d’aver esagerato in modo forse pericoloso. Sotto la pelle delle sue mani l’arabesco del tatuaggio energetico era adesso visibile, ed emetteva un lieve bagliore dorato che traspariva nettamente. Si massaggiò le dita, assorta in una nuova strategia di gara. Per salvare le apparenze aveva continuato a programmare sul terminale, usando in parallelo un’energia che agli altri risultava occulta. Zufolando fra i denti spese 5.000 crediti per sistemare un centinaio di galassie su orbite di sicurezza, lasciandole agire quasi da sole contro chi avrebbero investito, e non le importò quando finì col perderne una ventina.

Il computer segnalò il termine di uno dei periodi programmati per il pagamento di una tassa di partecipazione, e mentre i giocatori del livello inferiore si videro decurtati di 20 crediti, a Rheba toccò sborsarne 1.000.



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