Altri due raggi azzurrini tagliarono la semioscurità del viale, sotto la pallida luce dei lampioni, e Kirtn fece uno scarto per evitare di esserne sfiorato. Col capo volto all’indietro, Rheba vide che i loro seguitori non si fermavano a prendere la mira più accuratamente per timore d’essere distanziati. Tuttavia sparavano fin troppo bene per i suoi gusti. Avrebbe voluto avere un’arma a raggi, e non tanto per colpirli quanto per farli rallentare.

Le lame di luce mortale zigzagarono sul muro dell’isolato lungo il quale Kirtn stava correndo. Disperata Rheba protese le dita immateriali della sua mente verso quelle scariche, assorbì quanta energia poté e la riflesse indietro verso gli inseguitori.

Una vampa rossa esplose silenziosamente davanti ai due uomini, che per riflesso spararono ancora, e di nuovo la ragazza deviò verso di loro il fuoco dei laser.

Il risultato fu superiore alle sue aspettative, e il lampo che investì i due Sorveglianti li gettò al suolo tramortiti. Ma Rheba non vide nulla di tutto ciò, perché l’esplosione di luce l’aveva abbagliata costringendola a girare il viso contro la spalla del compagno. Per un poco i due proseguirono la fuga senza rendersi conto che gli inseguitori erano stati resi inoffensivi. Il Bre’n ansimava come un mantice, e la ragazza si abbandonava sfinita sulle sue braccia.

A una cinquantina di metri dalla cancellata metallica dall’astroporto, una figura vestita di scuro uscì dall’ombra di un palazzo e attraversò di corsa la strada verso di loro. Kirtn balzò in un’aiuola e aggirò una siepe per evitare l’assalto dell’individuo, ma con le braccia occupate capì che non avrebbe potuto affrontarlo né sfuggirgli.

«Rheba!», rantolò. «Fai qualcosa … ce n’è un altro!»



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