
James Blish scrisse che il romanzo meritava il premio Hugo, ma che non lo avrebbe vinto.
I lettori gli diedero comunque il premio Hugo.
Gli scrittori gli diedero il premio Nebula.
Non avevo in programma un seguito. Non mi aspettavo un diluvio di nuove progettazioni.
Durante una mia conferenza, un tizio sottolineò che la matematica del Ringworld è semplice: un ponte a sospensione privo di estremità. Un accademico in Inghilterra sottolineò che la forza di tensione della struttura del Ringworld dev’essere all’incirca quella che tiene insieme un nucleo atomico. (Da qui, lo scrith.)
Una classe di scuola superiore in Florida passò un semestre sul Ringworld. La conclusione: il problema è che, senza attività tettonica, in qualche migliaio di anni lo strato superficiale del suolo si riverserebbe negli oceani. (Da qui, il flup e i tubi di drenaggio.)
Alla World Science Fiction Convention del 1970, nei corridoi c’erano studenti del MIT che cantilenavano: “Il Ringworld è instabile! Il Ringworld è instabile!”. (Ho fatto del mio meglio: da qui, i jet di assetto.)
Qualcuno stabilì che i quadrati delle ombre diffondevano troppo crepuscolo. Bisognava che cinque lunghi quadrati seguissero un’orbita retrograda.
Alla fine c’erano troppe opportunità per riprogettare il tutto. Ho dovuto scrivere I costruttori di Ringworld.
Tutti quei lettori hanno trovato cose che meritava conoscere. Il Ringworld è un grande, sfarzoso giocattolo intellettuale, un terreno di gioco i cui cancelli rimangono spalancati.
Alcuni lettori leggono solo un libro e si fermano. Altri giocano con i personaggi o con le ipotesi o con l’ambiente. Fanno i loro compiti a casa. Noi lettori l’abbiamo fatto per inimmaginabili migliaia di anni: chiedendo a Platone altri dati sull’Atlantide, inventando il Purgatorio da porre fra l’Inferno e il Paradiso, progettando ex novo l’Inferno di Dante, scrivendo nuove Odissee. Una sorprendente subcultura è nata intorno a Star Trek.
