Nei pressi, la Hot Needle era stata sfilettata come un pesce senza pinne. Una fetta di scafo che andava quasi dal muso alla coda era stata asportata e lasciava vedere la parte sottocoperta, lo spazio merci, l’ormeggio per una navetta ora distrutta, piastre di propulsori e l’alloggiamento del motore iperspaziale. Più di metà del volume della nave era occupato da serbatoi, naturalmente ora prosciugati. Il bordo del taglio era stato rivestito di rame o bronzo e cavi nel metallo portavano a strumenti e a un generatore.

La sezione tagliata era stata asportata da massicci macchinari. La superficie era orlata di bronzo munito di cavi. Il motore iperspaziale aveva occupato tutta la lunghezza della nave. Adesso era deposto nella lava, in un gruppo di strumenti. Ancora opera di Armonista?

Louis andò a guardare. Il motore era stato riparato. Dodici o tredici anni prima, Louis aveva abbandonato Ultimo nello spazio del Ringworld, tagliando in due il motore iperspaziale. Smontato, pareva pronto per portare la Needle fra le stelle a velocità Quantum I, tre giorni per un anno luce.

“Potrei tornare a casa” pensò Louis, assaporando l’idea. “Che fine hanno fatto gli altri?” Si guardò intorno. Cominciava a rabbrividire di freddo.

Ormai aveva quasi 240 anni, no? Ma le nanomacchine nell’automed sperimentale di Carlos Wu gli avevano letto il DNA e avevano riparato tutto fino nel nucleo delle cellule. Lui aveva già fatto l’esperienza. Il suo corpo credeva di avere appena passato la pubertà.

“Tranquillo, ragazzo. Nessuno ancora ti ha sfidato.”


L’astronave, la sezione di scafo, l’automed, macchine per trasporto e manutenzione di quei pezzi, nonché strumenti d’aspetto rudimentale predisposti per esaminarli, formavano uno stretto grappolo in spazi più vasti. La caverna era enorme e quasi vuota. Louis vide piastre di carico simili a pile di gettoni da poker e più in là una sghemba torre di enormi toroidi che da un’apertura nel pavimento arrivava fino al soffitto. Vicino all’apertura c’erano cilindri ingabbiati in altri macchinari di Armonista. Erano più grossi della Needle e ciascuno un po’ diverso dagli altri.



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