
Orson Scott Card
I giorni del cervo
PROEMIO
O Palicrovol, con la morte e la vendetta negli occhi, ti scrivo perché lungo i secoli ci sono racconti che hai dimenticato, e racconti che non hai mai sentito. Ti narrerò tutti i racconti, e poiché essi sono veri, tu tratterrai la mano irta di lame, e non cercherai più la morte del ragazzo Orem, chiamato Fianchi-Magri, chiamato Banningside, chiamato il Piccolo Re.Il ribelle in esilio e la principessa dei fiori
Questo non è il primo dei racconti, ma è il primo che devo raccontarti, perché se lo ricorderai, mi ascolterai fino alla fine.
Giunse da lei nel giardino, dove le sue donne la stavano adornando di fiori, cosa che facevano ogni giorno di primavera. — Qual è il nome della ragazza? — chiese. Le sue donne la guardarono, in attesa del permesso di rispondere. Lei fece un cenno a Fresca-nelle-Acque-Occidentali, che aveva la lingua tagliente e avrebbe saputo quali erano le parole appropriate.
— La nostra signora saprà il nome di quest’uomo che cammina sfrontatamente nel giardino sacro, e rischia di conoscere tutti i segreti che solo gli eunuchi conoscono.
L’uomo parve vagamente sorpreso. — Mi era stato detto che potevo andare dovunque in città.
Ancora una volta le donne la guardarono, e questa volta lei scelse Piegata-dalla-Nascita, la cui voce era acuta e strana.
— Puoi camminare dove un uomo può camminare, ma devi pagare ciò che devi pagare.
Con sua sorpresa, l’uomo non parve spaventato. A giudicare dalla sua mancanza di paura era uno sciocco. A giudicare dal suo accento goffo era uno straniero. A giudicare dalla sua presenza nel sacro giardino, era giunto da poco sull’Isola-Dove-l’Inverno-non-è-che-un-Giorno-fra-le-Montagne. Ma soprattutto, a giudicare dal suo viso, era forte e bello e buono, così lei fece un cenno a Nata-fra-i-Petali-di-Lillà.
