
A questo punto, l’esercito di Palicrovol teneva la città stessa di Speranza del Cervo. Si diceva che Palicrovol avesse cambiato nome alla città. Adesso la chiamava Inwit, e aveva dato incarico a metà dei suoi soldati di costruire un grande tempio al suo Dio. Vietò a chiunque di offrire sangue al tempio del Cervo.
Questo diede speranza ad Asineth. Anche se il Cervo era un dio estraneo a lei, come a tutte le donne, era sicura che il Cervo l’avrebbe ascoltata. Non erano alleati, ora? Non era Palicrovol nemico di entrambi? Pregò dunque il Cervo, perché fosse scudo attorno alle mura del castello. Non c’era rischio di tradimento, adesso: poche guardie rimanevano e lo stesso Re teneva le sole chiavi che aprivano le stanze da dove poteva essere sollevata la porta, o aperto l’ingresso posteriore. Ma Palicrovol aveva Sleeve, il più grande mago del mondo, e ciò che nessun uomo poteva fare, Sleeve poteva farlo. Perciò Asineth pregò il Cervo che li proteggesse.
E di notte, proprio nell’istante in cui implorava il Cervo di salvare suo padre e lei stessa, sentì un grandissimo rumore, come di mille alberi che si spezzino durante un temporale, e seppe subito cosa significava. La grande porta del castello era stata frantumata dalla magia di Sleeve, e non c’era più nulla che potesse fermare Palicrovol ora.
Asineth corse alla ricerca di suo padre nel labirinto del palazzo. Guardò in ogni nascondiglio; ma non conosceva suo padre bene come credeva. Non si era nascosto. Non lo trovò finché non lo trovarono i soldati, nella Sala delle Domande.
— Padre! — gridò Asineth.
— Sciocca! — urlò lui. — Scappa!
Ma i soldati la riconobbero subito, la presero, e la tennero fino all’arrivo di Palicrovol.
