
Ti odio, Cervo, disse Asineth in silenzio.
Giunsero nella Sala delle Domande un’ora dopo: Palicrovol alto e forte, con la luce di Dio sul viso, o almeno la luce del trionfo. Zymas, il traditore, con braccia e gambe come le zampe di un toro, e la luce della battaglia nera nei suoi occhi. Sleeve, scheletrico e simile a uno spettro, con la sua pelle bianca e i capelli bianchi e gli occhi rosa, che scivolava come nebbia sul pavimento.
— Deve morire come sono morti migliaia del suo popolo — gridò Zymas. — Infilzalo nudo su un palo, e lascia che il popolo gli sputi addosso mentre urla di dolore.
— Dovrebbe essere bruciato — disse Sleeve — perché la forza del suo sangue ritorni nel mondo.
— È un Re — disse Palicrovol. — Morirà come un Re. — Palicrovol estrasse la spada. — Dagli la tua spada, Zymas.
— Palicrovol — disse Zymas — non dovresti essere tu a correre questo rischio.
— Palicrovol — disse Sleeve — non dovresti sporcarti le mani con il suo sangue.
— Quando i cantori diranno che ho sconfitto Nasilee — disse Palicrovol — sarà vero.
Così Asineth osservò suo padre sollevare la spada che gli diedero. Non tentò neppure di combattere: sarebbe stato poco dignitoso. Rimase fermo con la punta della spada sollevata. Palicrovol batté due volte contro la spada, cercando di farla arretrare, ma Nasilee non si mosse. Allora Palicrovol infilò la spada sotto le braccia di Nasilee, sotto lo sterno, dritto nel cuore. Asineth osservò il sangue di suo padre scorrere lungo la lama di Palicrovol e sulle sue mani, e sentì i soldati gridare di gioia.
Allora fece un passo avanti. — Sono la figlia del Re — disse con voce che era tanto più potente in quanto flebile e infantile.
Tutti tacquero e l’ascoltarono.
— Il Re mio padre è morto. Da questo momento io sono Regina, secondo le leggi di Burland. E Re sarà quell’uomo che sposerò.
