
Si rese conto che perfino nella sua mente stava nascendo uno sgradevole dubbio sulla verità delle cose che aveva affermato.
Poi avvenne una cosa completamente inattesa, che contribuì enormemente alla sua sconfitta. Thorn si alzò e, senza mormorare neppure una parola di scusa, abbandonò la sala. Si muoveva un po’ rigidamente, come un sonnambulo. Molte persone lo seguirono con lo sguardo, con curiosità. Conjerly annuì. Tempelmar sorrise.
Clawly notò la cosa. Si rianimò. Disse: — Ebbene, signori?
3
Come un dormiente che sogna di cadere per chilometri e chilometri, e poi si arresta sul fondo soffice come una foglia, Thorn discese all’interno del levitatore verticale della Croce d’Opale e ne uscì al livello del suolo, prima di affrontare la discesa di ottocento metri che portava nei sotterranei. A quell’ora il grande condotto in cui regnava lo stato d’imponderabilità era relativamente vuoto, fatta eccezione per l’incessante, silenziosa ascesa e discesa delle correnti subtroniche e dell’aria che esse portavano con sé. C’erano altre persone, ai vari livelli… corpi galleggianti e multicolori che facevano spicco all’interno del condotto bianco… ma, come un dormiente, Thorn sembrò non accorgersi di esse.
Un’altra corrente di levitazione lo trasportò per diversi metri, lungo corridoi eterni, fino a uno degli ingressi della Croce d’Opale. Un gruppo di gaudenti interruppe il corso della danza frenetica e assurda, che assumeva aspetti incredibili nello stato d’imponderabilità, per fissarlo. I gaudenti sembravano immagini tratte da qualche quadro potentemente realistico… ma sui loro volti c’era un’allegria più tormentata e provvisoria. E nel modo in cui Thorn passò accanto a loro, come un sonnambulo, senza vederli, ci fu qualcosa che destò i pensieri più sgradevoli, e interruppe il corso della danza e tolse forza alla loro smania di divertimento.
