Si guardò intorno. Il vecchio vestito di nero stava già avanzando verso i bordi dell’anfiteatro, aprendosi la strada tra gruppi di spettatori entusiasti che applaudivano. Thorn tirò fuori di tasca, ma non completamente, l’oggetto che aveva rubato. Aveva un diametro di circa cinque centimetri, ed era fatto di una sconcertante sostanza grigia, e non era né metallo, né pietra, né uovo, né gemma, sebbene ricordasse lontanamente tutte queste cose.

Sarebbe stato semplice correre dietro all’uomo, e dirgli: “Avete lasciato cadere questo!” Ma non lo fece.

L’applauso divenne sporadico e debole, e risalì d’intensità quando alcuni membri della cromorchestra cominciarono a uscire dalla buca. In quella direzione ci fu un notevole movimento. Grida e risate.

Una voce sardonica che gli era familiare disse:

— Uno spettacolo notevole. Però temo che fosse troppo vicino a quello che dobbiamo fare stasera, per distendere completamente i nervi.

Thorn si accorse che Clawly lo stava studiando con aria assorta. Domandò:

— A chi stavi parlando?

Clawly esitò un istante.

— A uno psicologo, che ho consultato alcuni mesi fa, quando soffrivo d’insonnia. Dovresti ricordarlo.

Thorn fece un vago cenno d’assenso, immerso nelle sue meditazioni. Clawly lo destò da quello stato, dicendogli:

— È tardi. Ci sono alcune cose da sistemare, e non abbiamo molto tempo a disposizione.

Risalirono la collina insieme.

Soprattutto quando si trovavano insieme, avevano un aspetto che colpiva… potevano costituire un perfetto esempio delle somiglianze e delle differenze che si possono trovare tra due uomini. Certo entrambi sembravano spiritualmente simili ai figli di un’epoca più selvaggia e tormentata, piuttosto che a quelli di un’utopia sicura, soddisfatta e integrale.



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