Toccò nuovamente la scatoletta.

— Venticinque.

Questa volta, non ci furono discussioni. Il numero dei puntini era aumentato.

— Venti.

— Quindici.

— Dieci.

— Cinque.

Ogni volta, il numero complessivo dei puntini verdi aumentava, fino a che da tutte le zone continentali non emanò un’uniforme luce verde. Soltanto gli oceani mostravano zone verdi disseminate nei punti più impensati, là dove si trovavano imbarcazioni e sottomarini, e raggruppamenti di puntini verdi molto più evidenti là dove sorgevano dei pigliastelle costruiti sul fondo e che spuntavano dalle onde.

— E ora, signori, il presente.

La luce maligna si diffuse ancor di più, sembrò uscire dalla carta planetaria e sfiorare i volti dei membri del Consiglio. Il bagliore verde mise in evidenza il pallore di Clawly, e le pieghe della fatica che segnavano il suo volto. Continuò:

— Ecco, signori. Una notte di riposo nell’utopia. — Una breve pausa, e poi: — Naturalmente diventa ovvio il fatto che, se gli incubi sono così comuni, voi tutti e le persone che conoscete dovete averli subiti. Ciascuno di voi conosce la risposta a questo interrogativo. In quanto a me… le mie esperienze notturne forniscono ulteriore conferma, sia pure limitata, al lavoro di ricerca di Thorn.

Spense l’apparecchio. I volti dei membri del Consiglio, assolutamente inespressivi, si rivolsero nella sua direzione.

Clawly notò che la fievole linea di luce dell’alba si trovava a due ore di distanza dalla Croce d’Opale, sulla carta planetaria. Disse:

— Ricordo le prove a favore di questa teoria… la lenta ma costante diminuzione del periodo di sonno, l’aumento del sonno diurno e dell’attività sociale notturna, lo sviluppo senza precedenti dell’arte e della narrativa del terrore soprannaturale, e così via… per evidenziare maggiormente la seconda scoperta di Thorn: la somiglianza dei paesaggi notturni visti dai soggetti da lui presi in esame.



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