
La somiglianza è così sorprendente che, secondo me, dobbiamo chiederci perché non sia stata notata in precedenza, sebbene, naturalmente, Thorn all’inizio non vi pensasse neppure, e la maggior parte dei soggetti fosse poco incline a descrivere o addirittura a ricordare le visioni notturne. — Si guardò intorno. — Francamente, questa somiglianza è incredibile. Non credo che Thorn sia riuscito a dimostrarla completamente, nel suo rapporto dovreste visitare il suo ufficio, dare un’occhiata alle sue carte, alle relazioni dei sogni dei soggetti presi in esame, ai diagrammi da lui tracciati, per capire e accettare del tutto la cosa. Pensate: centinaia di soggetti, per considerare solo quelli studiati da Thorn, separati da centinaia di chilometri… e tutti hanno sognato e sognano… non lo
stesso incubo, la qual cosa potrebbe venire spiegata conia telepatia o con qualche forma più sottile di suggestione di massa… ma incubi con lo stesso paesaggio, lo stesso sfondo, insomma. Come se ciascun soggetto osservasse da una finestra diversa una visione distorta del nostro mondo. Un mondo di sogno così reale che quando di recente ho domandato a Thorn di tracciarne una carta planetaria, lui
non ha respinto la mia richiesta,
non l’ha giudicata assurda.
L’assenza di qualsiasi fremito tra coloro che ascoltavano era più impressionante di qualsiasi reazione. Clawly notò che l’espressione cupa di Conjerly era diventata più evidente, e confinava quasi con l’ira. Sembrò sul punto di parlare, ma Tempelmar, con l’aria di chi fa un’affermazione non rilevante, lo precedette.
— Non credo che si possa prendere in considerazione la telepatia, come spiegazione — disse l’uomo alto e dagli occhi sonnolenti. — È ancora un campo puramente ipotetico… non sappiamo nulla di esso. E tra i soggetti presi in considerazione da Thorn potevano esserci dei contatti di cui lui stesso non è venuto a conoscenza. Possono essersi raccontati i loro incubi, creando così una specie di catena di suggestione.