
— Diamine, vai ad affogarti in una pozza di broda per maiali, tanto per cominciare — sbottò la vecchia, e si allontanò a grandi passi, lasciando l’uomo stupefatto e allibito. Ma la pescivendola, approfittando della circostanza per dimostrare la propria virtù, vociò: — Re Albi, eh? Vuoi andare a Re Albi, eh? Basta chiedere! La casa del vecchio mago, ecco cosa cerchi a Re Albi, secondo me. Sì, dev’essere così. Bene, vai là a quell’angolo e poi sali per via delle Anguille finché non arrivi alla torre…
Dopo che lo straniero ebbe lasciato il mercato, delle strade ampie in salita lo portarono oltre la massiccia torre d’osservazione, fino a una porta della città. Due draghi di pietra a grandezza naturale sorvegliavano il passaggio, denti lunghi quanto il suo avambraccio, occhi scolpiti che fissavano torvi e ciechi la città e la baia. Una sentinella in ozio gli disse che girando a sinistra in cima al viale, si sarebbe trovato a Re Albi. — Prosegui e attraversa il villaggio per raggiungere la casa del vecchio mago — aggiunse il guardiano.
Così il forestiero arrancò lungo la strada, che era piuttosto ripida, e camminando osservò i pendii più scoscesi e il picco lontano del monte Gont, che sovrastava l’isola come una nuvola.
La via era lunga ed era una giornata assai calda. Ben presto l’uomo si tolse il mantello nero e proseguì a capo scoperto in maniche di camicia; non aveva pensato di procurarsi dell’acqua o comprare del cibo, forse per un eccesso di diffidenza e ritrosia, essendo un uomo che non aveva dimestichezza con le città e che non si sentiva a proprio agio con gli sconosciuti.
Dopo parecchie miglia raggiunse un carro che aveva visto a lungo davanti a sé sulla strada polverosa, come una macchia scura in una nuvola di polvere. Il carretto cigolava e scricchiolava, trainato lentamente da un paio di piccoli buoi che parevano vecchi, rassegnati e grinzosi come tartarughe. Lo straniero salutò il carrettiere, che assomigliava ai suoi animali. Quello non disse nulla, ma batté le palpebre.
