
«Oro,» disse piano Marsh. Allungò una mano e toccò le monete. Le fece scorrere tra le dita, assaporando il tocco del metallo biondo, lo splendore ed il tintinnio. Portò una moneta alla bocca e la saggiò. «Abbastanza puro,» sentenziò, sputando. Rigettò quindi la moneta nel piccolo forziere.
«Diecimila dollari in pezzi d’oro da venti,» disse York. «Ho altri due scrigni uguali a questo, e certificati di credito di banche di Londra, Filadelfia e Roma, per un ammontare assai maggiore. Accettate la mia offerta, Capitano Marsh, ed avrete un secondo battello, un battello di gran lunga più grande e potente del vostro Ely Reynolds. O forse, farei meglio a dire che noi due avremo un secondo battello.» Sorrise. Abner Marsh aveva deciso di rifiutare l’offerta di York. Aveva un disperato bisogno di quel denaro, ma era un uomo sospettoso e poco aduso ai misteri, e questo York pretendeva una dose eccessiva di fiducia cieca. L’offerta era buona, troppo buona; Marsh era certo che sotto sotto nascondesse un pericolo, un inganno, e se avesse accettato sarebbe stato lui a pagarne le consueguenze. Ma ora, abbacinato dal colore della ricchezza di York, la sua determinazione cominciò a vacillare. «Un nuovo battello, avete detto così?» disse senza vigore.
«Sì,» rispose York, «e questo è da considerarsi al di fuori della somma che sono disposto a pagare per acquistare la comproprietà della vostra linea di navigazione.»
«Quanto…» cominciò Marsh. Le labbra gli si seccarono. Le leccò nervosamente. «Quanto avreste intenzione di spendere per costruire questo nuovo battello, Mister York?»
«Quanto occorre?» chiese York tranquillamente.
Marsh sollevò una manciata di monete d’oro e le lasciò ricadere nello scrigno, facendosele scorrere tra le dita sonoramente tintinnati. Il luccichio di queste, pensò, ma non disse altro che, «Non dovreste portare con voi una somma simile, York. Ci sono canaglie che vi ucciderebbero per una sola di queste monete.»
