
Ymor appallottolò il foglietto e lo gettò in un angolo. — Penso che più tardi faremo un salto al Tamburo. Giunco. Forse assaggeremo anche quella birra che i tuoi uomini trovano tanto irresistibile.
Giunco rimase in silenzio. Essere il braccio destro di Ymor era come essere gentilmente flagellato a morte con stringhe profumate.
La città gemella di Ankh-Morpork, la prima di tutte le città che sorgono sulle rive del Mare Circolare, è naturalmente il rifugio di numerose bande, corporazioni ladresche, associazioni criminali e simili. È questa una delle ragioni delia sua ricchezza. Tra la povera gente che viveva sull’altra sponda del fiume, nel dedalo di vicoli di Morpork, moltissimi integravano le loro scarse risorse facendo qualche lavoretto per l’una o l’altra delle bande rivali. Fu così che, quando Hugh e Duefiori entrarono nel cortile del Tamburo Rotto, diversi caporioni già sapevano dell’arrivo in città di un tale che sembrava carico di ricchezze. I rapporti delle spie più attente riferivano di un libro che suggeriva allo straniero cosa dire, e di una cassa che camminava. Mai un mago capace di simili incantesimi si era avvicinato ai moli di Morpork.
Era ancora l’ora in cui la maggior parie dei cittadini si svegliava o stava per coricarsi e perciò erano in pochi al Tamburo a osservare Duefiori scendere le scale. Quando dietro a lui apparve il Bagaglio che prese a rollare disinvolto giù per i gradini, gli avventori, seduti ai rozzi tavoli di legno, come un sol uomo abbassarono sospettosi gli occhi sui loro bicchieri.
Il Grosso stava prendendo a male parole il nanetto che spazzava il bar quando il trio gli passò davanti. — Che diavolo è questo? — esclamò.
— Non parlarne — bisbigliò Hugh. Duefiori stava già sfogliando il suo libro.
