Bravd si rese conto che la sua mossa era fallita.

— Vattene — gli intimò il cavaliere. — Non ho tempo da perdere con te, capito? — si guardò intorno e aggiunse: — Questo vale anche per il tuo compare che ama restare nell’ombra, dovunque si nasconda.

Donnola si avvicinò al cavallo e scrutò la figura lacera.

— Ma come, è Scuotivento il mago, non è vero? — esclamò con voce lieta e intanto s’imprimeva in mente le parole pronunciate dal mago nei suoi confronti e sì riprometteva di vendicarsene a tempo debito. — Mi pareva di riconoscere la voce.

Bravd sputò in terra e rinfoderò la spada. Raramente valeva la pena d’impelagarsi con i maghi, che di solito non possiedono tesori di valore.

— Parla con arroganza per essere un mago da strapazzo — borbottò.

— Tu non capisci niente — ribatté stancamente il mago. — Mi avete messo tanta paura che le gambe non mi reggono e in questo momento sono sopraffatto dal terrore. Voglio dire che quando l’avrò superato, avrò tempo di essere spaventato come si deve da voi due.

Donnola additò la città che bruciava. — Ti ci sei trovato in mezzo? — chiese.

Il mago si passò sugli occhi una mano dalla pelle ustionata. — Ero lì quando è cominciaro. Vedi quello? Là dietro? — Additò alle sue spalle la strada lungo la quale il suo compagno di viaggio stava ancora avanzando. Infatti, per cavalcare aveva adottato un metodo che consisteva nel cadere dalla sella a intervalli di pochi secondi.

— Allora? — domando Donnola.

— È lui che l’ha appiccato — rispose Scuotivento.

Bravd e Donnola guardarono l’uomo che saltellava per la strada con un piede preso nella staffa.

— È un incendiario? — disse alla fine Bravd.

— No. non esattamente. Diciamo soltanto che se si scatenasse il caos, lui sarebbe tipo da starsene in cima a una collina sotto l’uragano nella sua fradicia armatura di rame a urlare: "Tutti gli dei sono dei disgraziati". Avete da mangiare?



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