
Clifford D. Simak
Il cubo azzurro
I
Era venerdì pomeriggio. L’ultima lezione era finita, e gli ultimi studenti stavano uscendo. Edward Lansing era in piedi, accanto alla cattedra, e raccoglieva gli appunti e i temi, infilandoli nella borsa. Aveva il fine settimana libero, ed era una prospettiva piacevole… senza che qualche impegno civico o fuori programma gliene portasse via una parte. Ma non aveva ancora deciso come l’avrebbe trascorso. Avrebbe potuto prendere la macchina e addentrarsi fra le colline per dare un’occhiata ai colorì dell’autunno che proprio in quei giorni avrebbero raggiunto il massimo del fulgore. Avrebbe potuto telefonare ad Andy Spaulding e proporgli una lunga escursione a piedi. Avrebbe potuto invitare Alice Anderson ad andare a cena con lui, e lasciare che le cose procedessero a modo loro. Oppure avrebbe potuto non far nulla… rintanarsi nel suo appartamento, accendere un bel fuoco allegro, ascoltare la musica di Mozart e cercare di mettersi alla pari con le letture che si erano accumulate.
Strinse la borsa sotto il braccio e uscì dall’aula. La slot machine era contro il muro, a metà del corridoio. Per abitudine, si mise una mano in tasca, fece scorrere fra le dita le monete che vi aveva gettato. Trovò un quarto di dollaro e lo tirò fuori. Davanti alla slot machine si fermò, inserì il quarto di dollaro nella fenditura, e tese la mano per abbassare la leva. La macchina emise un suono che sembrava una risata, e gli ingranaggi incominciarono a girare. Lansing si allontanò senza attendere il risultato. Era inutile fermarsi. Non vinceva mai nessuno. Certe volte correva la voce che qualcuno avesse fatto un colpo gobbo vincendo una somma enorme; ma erano tutte dicerie, sospettava, frottole propagandistiche messe in circolazione da quelli dello stato assistenziale.
Dietro di lui la macchina smise di ridacchiare e di sferragliare, e si arrestò con un tonfo. Si voltò a guardare. Una pera, un limone e un arancio… perché era una delle slot machines costruite a imitazione di quelle di molti anni prima, un particolare che aveva lo scopo di solleticare lo spirito ludico giovanile degli studenti.
