C’era pochissima gente nella Rathskeller; e quasi tutti erano intruppati intorno a un tavolo in fondo. L’uomo dietro il banco stava chiacchierando con due studenti. Quando Lansing entrò, nessuno fece caso a lui.

C’era una porta, di fronte ad una delle estremità del banco, esattamente come aveva detto Jackson. Lansing attraversò la sala a passo deciso, per raggiungerla. Quando strinse il pomello della porta, girò senza difficoltà nella sua mano. Spinse l’uscio ed entrò, poi lo richiuse in fretta e vi si appoggiò con le spalle.

Un’unica lampadina piuttosto fioca pendeva al centro del soffitto. Lo stanzone aveva un’aria incompiuta come se fosse veramente ciò che aveva detto Jackson… un magazzino dimenticato. Contro un muro erano ammonticchiati gli scatoloni che avevano contenuto bibite analcoliche, e un paio di schedari e una vecchia scrivania erano raggruppati al centro, non accanto a una parete. Sembrava che fossero stati piazzati lì molto tempo prima, e che nessuno se ne fosse più curato.

Nell’angolo in fondo c’era una slot machine.

Lansing trasse un profondo respiro, bruscamente. Finora, Jackson non aveva mentito. Ma forse, si disse, aveva detto la verità a proposito del ripostiglio e aveva mentito in quanto al testo. Il fatto che la slot machine fosse dove aveva detto lui non dimostrava che quanto aveva raccontato fosse vero.

La luce era fievole, e Lansing si mosse con estrema cautela verso la macchina, per timore che qualche ostacolo invisibile gli facesse perdere l’equilibrio.

Raggiunse la macchina e si fermò. Sembrava una slot machine come tutte le altre, le centinaia d’altre che stavano in agguato negli angoli nel campus, in attesa delle monete destinate a finire nel fondo che provvedeva agli indigenti e agli sfortunati.



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