
La conclusione, si disse Lansing, era che lui era stato manovrato, e in un modo molto, molto abile, da Jackson personalmente oppure da qualcun altro che s’era servito di Jackson. Secondo il suo giudizio Jackson non era abbastanza astuto, e forse neppure abbastanza energico per organizzare da solo una cosa simile. Tuttavia non era possibile averne la certezza. Con un tipo come Jackson, non si poteva mai sapere.
E se si era trattato d’una manovra, indipendentemente da chi l’aveva congegnata, che scopo aveva?
Sembrava che non esistesse una risposta a questo interrogativo. Una risposta che avesse senso. Non c’era proprio niente che avesse senso, in quella storia.
Forse il miglior modo di risolverla era lasciar perdere tutto quanto, e non andare più avanti. Ma poteva comportarsi così? Poteva imporsi quella linea d’azione? Per tutto il resto della sua vita si sarebbe chiesto di cosa s’era trattato; per tutta la vita avrebbe pensato a ciò che sarebbe potuto accadere se lui fosse andato all’indirizzo scritto sulla targhetta delle chiavi e avesse fatto ciò che gli aveva detto la slot machine.
Si alzò, prese la bottiglia, e prese anche il bicchiere per riempirlo di nuovo. Ma non lo riempì. Posò di nuovo la bottiglia e portò di nuovo il bicchiere nel lavello della cucina. Aprì il frigorifero, tirò fuori una confezione già pronta di carne e maccheroni, e la mise nel forno. Il solo pensiero di un altro pasto di carne e maccheroni gli dava la nausea, ma che cosa poteva fare? In tempi simili, non poteva certamente sperare in una cena per buongustai.
