George R.R. Martin

Il dominio della regina

Per Stephen Boucher, mago di Windows e drago del DOS, senza il quale questo libro sarebbe stato scritto a mano




PROLOGO

«Draghi.» Mollander si chinò a raccogliere da terra una mela avvizzita e incominciò a passarsela da una mano all’altra.

«Lanciala in aria» esortò Alleras la Sfinge. Tolse una freccia dalla faretra e la incoccò.

«Mi piacerebbe vedere un drago.» Roone era il più giovane del gruppo, un ragazzo tarchiato cui mancava ancora un paio d’anni per raggiungere la virilità. «Mi piacerebbe proprio tanto.»

"E a me piacerebbe dormire tra le braccia di Rosey" pensò Pate. Si agitò inquieto sulla panca. Entro il mattino, la ragazza poteva essere sua. "La porterò lontano da Vecchia Città, attraverso il mare Stretto, fino a una delle città libere." Là non c’erano maestri, nessuno che lo potesse accusare.

Da dietro la finestra chiusa sopra di loro, si sentiva l’eco della risata di Emma, mescolata alla voce profonda dell’uomo che la stava sollazzando.

Emma era la più vecchia delle serve del Piumino Boccale, quarant’anni compiuti, ma ancora attraente in modo carnale. Rosey era sua figlia, quindicenne e appena oltre la pubertà. Emma aveva stabilito il prezzo della verginità di Rosey: un dragone d’oro. Pate aveva risparmiato nove cervi d’argento e una pentola piena di stelle di rame, ma quelle monete non gli sarebbero servite a niente. Sarebbe stato più facile far nascere un drago vero piuttosto che tentare di ammassare abbastanza conio da metterne assieme uno d’oro.



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