«Sei nato troppo tardi per i draghi, ragazzo» stava dicendo Armen l’Accolito a Roone. Armen portava attorno al collo una stringa di cuoio cui erano appesi anelli di peltro, alluminio, piombo e rame. Come la maggior parte degli accoliti, sembrava credere che ai novizi, al posto della testa, in mezzo alle spalle crescesse una rapa. «L’ultimo è morto durante il regno di re Aergon III.»

«L’ultimo drago delle terre d’Occidente» insistette Mollander.

«Lancia quella mela» esortò nuovamente Alleras la Sfinge. Era un giovane di bell’aspetto. Tutte le serve gli sbavavano dietro. Perfino Rosey, quando gli portava il vino, a volte lo toccava, e Pate, digrignando i denti, era costretto a fare finta di non vedere.

«Fu proprio l’ultimo drago» non cedette Armen. «Questo è risaputo.»

«La mela» ripeté Alleras. «A meno che tu non voglia mangiartela.»

«Ecco, prendi.» Trascinandosi dietro la gamba di legno, Mollander fece un saltello, roteò su se stesso e lanciò la mela in obliquo nelle brume che fluttuavano sul fiume Vino di Miele. Se non fosse stato per quel piede monco, sarebbe stato un cavaliere, come suo padre. Aveva la forza per esserlo, con quelle braccia massicce e quelle ampie spalle. La mela volò lontano e veloce…

… Ma non veloce come la freccia che le sibilò dietro, una verga di legno dorato lunga una iarda, dall’impennaggio scarlatto. Pate non vide la freccia centrare la mela, me ne udì il rumore. L’eco soffocata rimbalzò dall’altra parte del fiume, seguita dal suono liquido dell’impatto contro la corrente.

«L’hai colpita!» Mollander fischiò. «Magnifico.»

"Nemmeno metà di quanto è magnifica Rosey." Pate era incantato dai suoi occhi azzurri e dal seno acerbo, dal modo in cui lei gli sorrideva quando lo incontrava. Era incantato dalle fossette nelle sue guance. A volte Rosey serviva a piedi nudi, così da sentire l’erba sotto i propri passi. Pate era incantato anche da questo. E dall’odore di pulito, di fresco, che la circondava. E da come si tirava i capelli dietro le orecchie. Era incantato perfino dalle dita dei suoi piedi. Una notte Rosey gli aveva permesso di massaggiarglieli e di giocare con loro, e Pate aveva inventato una storiella divertente per ciascun dito, strappandole delle risatine.



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