«Mio padre diceva sempre che il mondo è più grande di qualsiasi castello» continuò Mollander. «I draghi devono essere l’ultima cosa che un uomo può trovare a Qarth, ad Asshai e a Yi Ti. Quelle storie di marinai…»

«… sono solo storie di marinai, mio caro Mollander» lo interruppe Armen. «Prova ad andare al molo, e ti garantisco che troverai marinai che ti parleranno delle sirene che si sono portati a letto e di come hanno passato un anno dentro la pancia di un pesce.»

«Tu come fai a sapere che non è vero?» ribatté Mollander da dietro il bicchiere, cercando altre mele. «Devi esserci finito tu dentro la pancia di quel pesce per giurare che loro non ci sono andati. Un marinaio racconta una storia, aye, ci si può anche ridere sopra, ma quando i rematori di quattro diverse navi raccontano la medesima storia in quattro lingue diverse…»

«Non è la medesima storia» insistette Armen. «Draghi ad Asshai, draghi a Qarth, draghi a Meereen, draghi dothraki, draghi che liberano schiavi… ogni storia è diversa dall’altra.»

«Solo nei dettagli.» Più Mollander beveva, più diventava ostinato, ed era uno zuccone anche da sobrio. «Parlano tutte di draghi, e di una bellissima giovane regina.»

L’unico drago che interessava a Pate era fatto d’oro massiccio. Si domandò che cosa fosse successo all’achimista. Il terzo giorno. Aveva detto che sarebbe tornato il terzo giorno.

«C’è un’altra mela vicino al tuo piede» disse Alleras a Mollander «e io ho ancora due frecce nella mia faretra.»

«Al diavolo la tua faretra.» Mollander raccolse un’altra mela strappata dal vento. «Questa ha dentro il verme» si lamentò, ma la lanciò comunque in aria.



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