
La freccia centrò la mela proprio mentre stava cominciando a ricadere, spaccandola di netto in due. Una metà finì sul tetto di una torretta, rotolò su quello più in basso e mancò Armen di mezzo metro.
«Se tagli un verme in due, avrai due vermi» sentenziò l’accolito.
«Funzionasse così anche con le mele, nessuno patirebbe più la fame» commentò Alleras con uno dei suoi sorrisi melliflui. La Sfinge sorrideva sempre, come se conoscesse qualche segreto che tutti gli altri ignoravano. Questo gli conferiva un aspetto malevolo che ben si intonava con il mento appuntito, l’attaccatura dei capelli a punta e la folta massa di riccioli tagliati corti, neri come l’inchiostro.
Alleras sarebbe diventato un maestro. Era alla Cittadella da appena un anno, ma era già riuscito a forgiare tre anelli della catena dell’ordine. Armen avrebbe potuto averne di più, ma per forgiare ognuno dei suoi aveva impiegato un anno. Eppure, anche lui sarebbe diventato un maestro. Roone e Mollander restavano novizi dal collo roseo, ma Roone era molto giovane, mentre Mollander preferiva il bere alla lettura.
Pate, invece…
Era arrivato alla Cittadella da cinque anni, poco più che tredicenne, ma il suo collo era ancora roseo e intonso come il giorno del suo arrivo dalle terre d’Occidente. Due volte aveva ritenuto di essere pronto. La prima volta si era presentato al cospetto del maestro Vaellyn, deciso a dimostrare la sua conoscenza del firmamento. Per contro aveva scoperto perché Aceto Vaellyn si era guadagnato quel soprannome. C’erano voluti due anni prima che Pate trovasse il coraggio di tentare di nuovo. Questa volta aveva affrontato il benevolo maestro Ebrose, noto per la voce pacata e per le mani gentili, ma i sospiri sconsolati di Ebrose si erano rivelati dolorosi quanto le parole taglienti di Vaellyn.
