— Come l’hula-hoop — commentai.

O’Reilly posò la scatola accanto alla porta e si rialzò. — L’hula-hoop?

— L’hula-hoop, il minigolf, il twist. Tutte le mode hanno una bassa soglia di abilità. Per questo non vengono mai di moda le partite lampo a scacchi. E nemmeno la scherma.

O’Reilly spinse contro l’attaccatura del naso gli occhiali dalle lenti a fondo di bottiglia.

— Lavoro a un progetto sulle mode — spiegai. — Cosa le determina, da dove provengono.

— Da dove provengono?

— Non ne ho idea. E se non torno al lavoro, non l’avrò mai. — Gli tesi di nuovo la mano. — Sono lieta d’averla conosciuta, dottor O’Reilly. — Cominciai a ripercorrere il labirinto.

Lui mi seguì. — Non mi era mai venuto in mente di insegnare ai macachi l’hula-hoop — disse pensieroso.

Fui sul punto di dire che lì secondo me non ci sarebbe stato spazio, ma erano quasi le sei e prima di andare a casa dovevo almeno togliere dal pavimento i mucchietti di ritagli e metterli in varie cartelline.

Così salutai di nuovo il dottor O’Reilly e tornai su a Sociologia. Flip era ferma nel corridoio, le mani sui fianchi della microgonna di pelle.

— Sono tornata e lei era andata via — mi assalì, come se mi incolpasse d’averla lasciata a sprofondare nelle sabbie mobili.

— Ero giù a Biologia.

— Sono dovuta tornare fin qui dal Personale — continuò lei, agitando il ciuffo di capelli. — Mi ha detto di tornare!

— Mi ero messa l’animo in pace, con te, e ho consegnato io stessa il pacco — replicai, aspettandomi che protestasse e dicesse che era compito suo consegnare la posta. Avrei dovuto avere più buon senso: in quel modo avrebbe ammesso d’essere realmente responsabile di qualche cosa.

— Ho cercato il pacco per tutto l’ufficio — disse Flip, in tono virtuoso. — Poi, mentre aspettavo, ho raccolto tutte le cartacce che lei ha lasciato per terra e le ho buttate nella spazzatura.



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