
Plause si fece da parte, premette il pollice sul sigillo a impronta digitale e aprì anch'egli la sua busta.
— Be'? — chiese Ivan Vorpatril, l'alfiere davanti a Miles nella fila. — Non tenerci in sospeso.
— Scuola di lingue — disse Plause, continuando a leggere.
Plause parlava alla perfezione tutte e quattro le lingue in uso su Barrayar. — Come studente o istruttore? — domandò Miles.
— Studente.
— Ah. Lingue galattiche, allora. E poi si farà avanti il Servizio Segreto. Sarai destinato su altri pianeti, poco ma sicuro — pronosticò Miles.
— Non necessariamente — disse Plause. — Potrebbero sbattermi fra quattro pareti di cemento chissà dove, a programmare computer finché mi si consumeranno gli occhi. — Ma sul suo volto splendeva una luce di speranza.
Caritatevolmente Miles non gli ricordò l'aspetto più sgradevole del Servizio Segreto: prima o poi si finiva per lavorare sotto il Capo della Sicurezza Imperiale, Simon Illyan, l'uomo che non dimenticava niente. Ma forse a un novizio come Plause sarebbe stato risparmiato il contatto personale con quell'aspro individuo.
— Alfiere Lobachick.
Lobachick occupava il secondo posto assoluto nella lista di persone zelanti che Miles avrebbe potuto stilare; di conseguenza non fu sorpreso quando appena aperta la busta lo vide sorridere con acre entusiasmo. — Sicurezza Imperiale. Corso avanzato di tecniche di sorveglianza e prevenzione attentati.
— Oh, guardia del corpo di palazzo, allora — commentò Ivan con interesse, sbirciando da sopra la spalla del compagno.
