
Il sergente seduto alla scrivania si volse, con un sogghigno improvvisamente satanico. — Io sì, signore — disse. — Si trova su un'isola chiamata Kyril, dalle parti del circolo polare artico. Base d'addestramento invernale per la fanteria. Quelli di servizio lassù la chiamano Campo Cessofreddo.
— Fanteria? - si stupì Miles.
Ivan, perplesso e aggrondato, inarcò le sopracciglia. — In fanteria? Tu? Questo non mi sembra giusto.
— Già, neppure a me — disse debolmente lui. E lo invase la gelida consapevolezza dei suoi handicap fisici.
Anni di arcane torture mediche avevano ormai quasi corretto le gravi deformità con cui Miles era venuto al mondo. Quasi. Rattrappito come un ranocchio durante l'infanzia, ora poteva almeno camminare in posizione eretta. Le sue ossa, un tempo friabili come il gesso, avevano assunto robustezza. Da omuncolo rachitico era riuscito a crescere fino a raggiungere il metro e cinquanta di altezza, anche se verso la fine s'era trattato di scegliere fra la lunghezza delle sue ossa e la loro capacità di resistenza, e i dottori erano stati dell'opinione che gli ultimi dieci centimetri fossero un errore di cui si sarebbe pentito. Miles s'era già fatto spezzare le gambe abbastanza volte da essere d'accordo con loro, ma la sua decisione era stata presa: qualunque cosa, pur di non sembrare un mutante… e della forza delle ossa gli importava poco: se un aspetto decente poteva consentirgli di lavorare al servizio dell'Imperatore, lui avrebbe cercato di far dimenticare la sua debolezza. I dottori non avevano saputo dargli torto.
Dovevano esserci migliaia di posti nel Servizio dove la sua statura e la sua fragilità non avrebbero avuto alcuna importanza. Aiutante di campo, ad esempio, o traduttore, o in un Reparto Informazioni. O perfino ufficiale alle armi imbarcato su una nave, ai computer della centrale di tiro. Questo dovevano averlo saputo, sicuramente c'era chi poteva capirlo. Ma… la fanteria? Qualcuno stava facendo un gioco sleale. O si trattava di un errore. Non sarebbe stata la prima volta. Esitò alcuni lunghi secondi, col foglio stretto in pugno, poi si diresse alla porta.
