Ivan gli allungò uno scherzoso pugno nello stomaco. — Invidia, sordida invidia. Io potrò permettermi gli agi di un civile: orario dalle sette alle cinque, appartamento in città e ragazze… bene quest'ultimo, devo puntualizzare, di cui purtroppo tu farai a meno, lassù sulle navi. — La sua voce era allegra e indifferente, ma gli occhi non riuscivano a nascondere la delusione. Ivan avrebbe voluto essere destinato sulle navi. Tutti l'avevano desiderato.

Anche Miles. Servizio a bordo. E alla fine un comando, come mio padre, e come mio nonno, e il padre di mio nonno… Un desiderio e una preghiera, un sogno… ed esitò ancora un poco, per autodisciplina, per paura, per concedersi un ultimo momento di rosee speranze. Poi appoggiò il pollice sul sigillo e aprì la busta, con deliberata precisione. Alcuni permessi di viaggio, un solo foglio di plastica… la sua compostezza durò solo i cinque secondi che gli occorsero per assorbire il breve paragrafo scritto su di esso. Congelato dallo stupore sbatté le palpebre e lo rilesse di nuovo.

— Allora cosa bolle in pentola, ragazzo? — chiese Ivan, da sopra una sua spalla.

— Ivan — disse Miles con voce rauca, — sono io che ho una amnesia, oppure di corsi di meteorologia non ce ne hanno mai fatto fare neppure uno, fra le materie scientifiche?

— Ricordo qualcosa, alle lezioni di Matematica pentaspaziale. E a Xenobotanica. — Ivan si grattò pensosamente la mandibola. — Anche a Geologia e valutazione del terreno. Be', c'è stato quel corso sul clima atmosferico, il primo anno.

— Sì, ma…

— Insomma, si può sapere cosa ti hanno fatto, stavolta? — chiese Plause, pronto a offrirgli tanto le sue congratulazioni quanto le condoglianze, a seconda del caso.

— Sono stato nominato Capo dell'Ufficio Meteorologico alla Base Lazkowski. Dove diavolo è la Base Lazkowski? Non l'ho mai sentita nominare!



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