
— Signore… — disse. Poi agitò il foglio degli ordini con un gesto vibrante di frustrazione. — Che cosa significa questo?
Negli occhi di Cecil c'era ancora una luce divertila mentre ripiegava e intascava la banconota da un marco. — Mi sta chiedendo di leggerlo per lei, Vorkosigan?
— Signore, io chiedo di… — Miles s'interruppe, strinse i denti e moderò il tono della voce. — Signore, avrei alcune domande circa la mia destinazione.
— Ufficio Meteorologico, Base Lazkowski — recitò il maggiore Cecil.
— Non è un… uno sbaglio, allora? Non mi è stato consegnato il foglio di qualcun altro?
— Se sopra c'è il suo nome, è sua anche la destinazione.
— Lei è… voglio dire, si rende conto che di meteorologia non ne so niente, a parte il corso sul clima del primo anno?
— Me ne rendo conto — annuì il maggiore, imperturbabile.
Miles tacque qualche istante. Ma se Cecil aveva fatto uscire l'impiegato, era un chiaro segno che la discussione poteva essere franca. — È una specie di punizione? Di cosa mi sono reso colpevole, signore?
— Via, via, alfiere — disse Cecil, con ostentata flemma, — a me sembra un incarico del tutto normale. Si aspettava forse qualcosa di straordinario? Il mio lavoro consiste nel soddisfare, coi candidati a nostra disposizione, le attuali richieste di personale. Tutte le richieste, ovviamente.
— Questa avrebbe potuto essere soddisfatta da qualsiasi scuola per l'addestramento professionale. — Miles fece uno sforzo per non inasprire il tono, ma aveva stretto i pugni. — E ancora meglio. Non è necessario un cadetto dell'Accademia per quel posto.
— Sì, è vero — fu d'accordo il maggiore.
— E allora perché io? — sbottò Miles. Stavolta la voce gli uscì più alta di quel che avrebbe voluto.
