— Grazie, caporale. — Si avviò nella direzione indicata, fin troppo conscio della sua andatura sbilenca e delle protesi, celate sotto i pantaloni, a cui era affidato il compito di sostenere la muscolatura delle gambe nel suo sforzo. La distanza si rivelò più lunga di quel che gli era parso, ma prestò attenzione a non fermarsi e a non vacillare finché non ebbe girato l'angolo del primo magazzino della fila.

La Base sembrava deserta. C'era da aspettarselo. Il grosso della sua popolazione era costituito dalle reclute di fanteria che venivano per l'addestramento, in due turni ogni inverno. In quel periodo c'era soltanto il personale stabile, e Miles avrebbe scommesso che per la maggior parte prendeva le ferie d'estate, approfittando di quella pausa di tranquillità. Quando arrivò di fronte all'Amministrazione non aveva ancora incontrato un'anima.

Lo schermo della pianta dell'edificio, a quanto informava il foglio scritto a mano applicato al monitor, era fuori uso. Miles girò a destra nell'unico corridoio del pianterreno e vagò alla ricerca di un ufficio, uno qualsiasi purché occupato. Quasi tutte le porte erano chiuse, e attraverso il vetro si vedevano soltanto locali vuoti e luci spente. In un ufficio la cui targa diceva "Contabilità Generale" sedeva un uomo in tuta nera da fatica, coi gradi rossi di luogotenente sul colletto, completamente assorto in un video su cui sfilavano colonne di cifre. Stava imprecando fra i denti.

— Scusi. Per favore, dov'è l'ufficio meteorologico? — disse Miles all'interfono della porta.



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