
Ender fu colto di sorpresa dall’inizio della partita, perché Peter s’era gettato di lato e la maschera gli troncava la visione periferica. Poi un dolore improvviso gli esplose su una tempia, e sbilanciato cadde al suolo.
— Sei anche mezzo orbo, eh, Scorpione? — ringhiò Peter.
Ender cominciò ad annaspare intorno alla maschera per toglierla, ma un piede dell’avversario gli si premette sull’addome. — Non provare a levartela, tu — fu avvertito.
Ender si rimise a posto la maschera e allontanò le mani dal viso.
Peter spinse forte col tacco. Il dolore si allargò nel ventre di Ender, che tentò di contorcersi.
— Fermo dove sei, Scorpione. Adesso ti vivisezioneremo, lurido insetto. E per tutto il resto della vita ci mostrerai come funzionano le tue budella fetenti.
— Smettila, Peter — ansimò Ender.
— Smettila, Peter. Molto bene. Così voialtri Scorpioni conoscete anche i nostri nomi, adesso. E riuscite anche a chiedere pietà con voce da bambino per sembrare patetici e indifesi, in modo da farci diventare buoni e gentili con voi. Ma non funziona con me. Io ti vedo per quello che sei veramente. Loro hanno cercato di darti forma umana, bastardo di un Terzo, ma in realtà sei un sudicio Scorpione, adesso posso finalmente riconoscerti.
Tolse il piede, fece un passo di lato e si chinò su di lui, poggiandogli un ginocchio proprio sotto lo sterno. Poi pesò con tutto il suo corpo sul plesso solare di Ender, che si sentì mozzare il fiato.
— Sarebbe facile ammazzarti — sussurrò Peter. — Mi basterebbe spingere così, spingere fino a vederti morto. E poi potrei dire che non so cosa ti è successo, che stavamo giocando, e loro mi crederebbero, e tutto andrebbe meglio. Perché tu saresti morto. Ogni cosa andrebbe meglio.
