Ender non riusciva a parlare, aveva appena la forza di tirare un filo di fiato nei polmoni. Peter diceva sul serio, forse. E se anche non diceva sul serio avrebbe potuto ammazzarlo ugualmente.

— Non scherzo — sibilò Peter. — Qualunque cosa tu pensi, non sto scherzando. Ti hanno dato il permesso di nascere soltanto perché io ero molto promettente. Ma di me non sono stati contenti. E tu hai fatto meglio, eh? Loro credono che tu abbia fatto meglio. Però io non voglio un fratello migliore di me. Non voglio un Terzo.

— Lo dirò alla mamma! — esclamò Valentine. — Appena torna papà…

— Nessuno ti crederà.

— Mi crederanno, eccome.

— Allora sei già morta anche tu, piccola sorellina dolce.

— Ah, sì? — disse Valentine. — Pensi che ti crederanno quando dirai loro: senza volerlo ho ucciso Andrew, e poi, sempre senza volerlo, ho ucciso anche Valentine?

La pressione diminuì un poco.

— D’accordo. Non oggi. Ma un giorno o l’altro voi due non sarete insieme. E succederà un incidente.

— Tutte chiacchiere — replicò Valentine. — Tu stesso non credi a quello che dici.

— Ah, io non ci credo?

— E sai perché non dici sul serio? — domandò Valentine. — Perché da grande tu vuoi diventare Presidente. Vuoi essere eletto. E nessuno voterebbe per te, se i tuoi avversari scoprissero che tuo fratello e tua sorella sono morti in un incidente sospetto quando eri più giovane. E questo accadrà perché io ho nascosto in un posto sicuro una lettera che sarà aperta subito dopo la mia morte.

— Non raccontarmi balle di questo genere — disse Peter.

— Io non sono morta di morte naturale, dice la lettera: Peter mi ha uccisa, e se non lo ha già fatto ben presto ucciderà anche Andrew. Non basterà a farti condannare, ma t’impedirà di essere eletto.

— Adesso sei tu il suo monitor — disse Peter. — Ti consiglio di sorvegliarlo, giorno e notte. Non perderlo mai di vista.



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