
Gli occhi di Ender non mettevano più a fuoco il colonnello Graff. L’uomo gli appariva stranamente lontano, e così piccolo che ebbe l’impressione di poterlo raccogliere con un paio di pinzette e metterselo in tasca. Lasciare tutto ciò che aveva lì: andare in un posto duro e spiacevole, senza Valentine, senza mamma e papà.
E poi ripensò ai film sugli Scorpioni che tutti avevano occasione di vedere almeno una volta all’anno. La devastazione della Cina. La battaglia degli Asteroidi. E Mazer Rackham che con le sue brillanti manovre tattiche distruggeva una flotta nemica due volte più grossa della sua e con una doppia potenza di fuoco, mandando all’attacco quelle astronavi che sembravano così fragili e inermi. Come bambini che si battessero contro adulti grossi e minacciosi. E avevano vinto.
— Ho paura — disse Ender sottovoce, — ma credo che verrò con lei.
— Non devi avere dubbi — disse Graff.
Lui scosse il capo. — È per questo che sono nato, non è così? Se non venissi, che scopo avrebbe la mia vita?
— Questo non è ancora un buon motivo — osservò Graff.
— Non voglio venire con lei — disse Ender, — ma verrò lo stesso.
Graff annuì. — Puoi ancora cambiare idea. Fino al momento in cui salirai sulla mia auto, puoi cambiarla. Ma da allora in poi sarai sottoposto all’autorità della Flotta Internazionale. Lo capisci questo?
Ender accennò di sì.
