— Va bene. Dillo ai tuoi.

Sua madre pianse. Suo padre lo abbracciò strettamente. Peter gli strinse la mano e disse: — Tu, piccolo fortunato stronzetto presuntuoso. — Valentine lo baciò e gli lasciò le sue lacrime sulle guance.

Non c’erano valigie da fare. Nessun oggetto personale da potare con sé. — La scuola provvederà a darti tutto quello che ti serve, dalle uniformi al rancio quotidiano. E per giocare… avrai soltanto le simulazioni belliche.

— Arrivederci — disse Ender ai suoi familiari. Mise una mano in quella del colonnello Graff e uscì dalla porta al suo fianco.

— Fai fuori un paio di Scorpioni per me! — gli gridò Peter.

— Non dimenticare che ti voglio bene, Andrew! — disse sua madre.

— Ti scriveremo! — promise il padre.

E mentre saliva sull’auto che li attendeva nel corridoio esterno sentì la voce di Valentine rotta dai singhiozzi: — Ritorna da me! Ritorna, io ti vorrò bene per sempre!

CAPITOLO QUARTO

LANCIO

— Con Ender bisognerà fare un delicato gioco di equilibrio. Lo si dovrà isolare abbastanza da farlo restare creativo, altrimenti adotterà sistemi già in uso qui e lo avremo perduto. E nello stesso tempo dovremo assicurarci che sviluppi forti doti di comando.

— Non è così semplice. Mazer Rackham poteva tenere in pugno la sua piccola flotta e portarla all’obiettivo. Ma quando scoppierà il prossimo conflitto le complicazioni saranno eccessive, anche per un piccolo genio. Troppe astronavi, troppi equipaggi. Dovrà avere il guanto di velluto coi subordinati.

— Oh, Dio! Dovrà essere un genio e anche un simpaticone?

— Niente affatto. Un simpaticone ci lascerebbe fare a pezzi dagli Scorpioni.

— Così lei pensa di isolarlo.

— Ne farò un paria rispetto agli altri ragazzi, ancor prima che arrivino alla Scuola.



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